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PER UN DISEGNO DI LEGGE PARTECIPATO

“UN PATTO DI RESTANZA”

Negli studi antropologici, con particolare riferimento alla condizione problematica del Sud d’Italia, la “restanza” è la posizione di chi decide di restare, rinunciando a recidere il legame con la propria terra e comunità d’origine non per rassegnazione, ma con un atteggiamento propositivo.

Concretamente, l’uso dei “contratti di reciprocità” già sperimentati nell’esperienza europea, si prefigge di colmare il divario tra aree urbane e aree rurali promuovendo partenariati positivi per i cosiddetti “beni comuni patrimoniali”.

“Il ritorno al territorio” come valorizzazione dei beni comuni patrimoniali (ambientali, insediativi, paesaggistici, socioculturali-antropologici) che fondano l’identità e gli stili di vita di ogni luogo della terra, richiede: di riconnettere saperi frammentati (granai della memoria) in una scienza del territorio che affronti in modo integrato i problemi del degrado socio-territoriale e ambientale; di elaborare nuovi indicatori e politiche del ben-essere e della identità pubblica, fra cui il paesaggio come misura della qualità dei mondi di vita delle popolazioni; di accrescere gli strumenti di democrazia locale e di federalismo solidale; di restituire centralità al mondo rurale nel produrre cibo sano, salvaguardia idrogeologica, risanamento ecologico, qualità urbana e paesaggistica, economie integrate”.

Un “Patto di restanza” comporta che si restituisca qualità ambientale e paesaggistica ai territori: acquisendo, nuove funzioni sia negli spazi pubblici che caratterizzano storicamente la città che nella qualità costruttive, restituendo al mondo rurale specificità e proprietà di funzioni proprie, (laboratori attivi delle conoscenze per la transizione ecologica) superando il doppio processo degenerativo dell’urbanizzazione della campagna e dell’abbandono del territorio (spopolamento) determinando una condizione per il LAVORO, l’OCCUPAZIONE E LO SVILUPPO SOSTENIBILE.

Il coronavirus ha sconvolto profondamente l’Europa e il resto del mondo, mettendo alla prova i nostri sistemi sanitari e previdenziali, le nostre società, le nostre economie e il nostro modo di vivere e lavorare insieme. Le persone hanno perso i loro cari e il loro posto di lavoro, mentre regna l’incertezza su progetti e futuro. L’Europa sta contrastando un problema di salute pubblica che si sta trasformato rapidamente nella crisi economica più grave della sua storia.
Sappiamo già che il virus lascerà un marchio indelebile sui nostri rapporti, così come sulle nostre politiche e geopolitiche. Come spesso succede, tuttavia, l’avversità è anche una fonte di opportunità.

Per far ripartire l’economia è necessario ripristinare LA FIDUCIA. Le persone devono sentirsi sicure nel luogo in cui lavorano, fanno acquisti e socializzano (i luoghi dell’identità). Devono avere certezze e tranquillità per quanto riguarda i loro mezzi di sostentamento e il loro futuro. Qualsiasi processo di ripresa dipenderà dalla possibilità di revocare in modo graduale e sostenibile le misure di contenimento, dalla nostra capacità di convivere con il virus, fino al vaccino, con chiare indicazioni e comportamenti.

Gli spazi che abbiamo costruito tra la città e la campagna sono spesso spazi senza qualità che non aiutano a ricostruire una identità, perché sono portatori di una doppia forma di marginalità prodotta dai processi di degrado: da un lato quello delle periferie urbane senza spazi aperti pubblici e aree verdi, in attesa di processi di valorizzazione immobiliare, dall’altro della campagna periurbana che viene progressivamente abbandonata. Le grandi infrastrutture viarie che attraversano questi territori “senza autore” contribuiscono alla frammentazione dello spazio urbano, lasciando nel paesaggio lacerti di spazi degradati che diventano discariche abusive, relitti di campagna senza qualità, resti di edilizia approssimata e provvisoria, ecc.

La sfida del “Patto di Restanza” attualizzando i più recenti “Accordi citta/campagna” restituisce un “Patto generazionale” che mette in discussione e azione, modalità e strumenti territoriali che sappiano INTEGRARE (sull’esperienza positiva dei Piani Integrati Territoriali) ampie fasce di territori omogenei (con un minimo di 250 mila abitanti) nell’esperienza del “ritorno al territori” attraverso nuovi strumenti come l’Investimento Territoriale Integrato (ITI) già in sperimentazione presso la Regione Campania, nel quale assume un ruolo centrale il riconoscimento per queste aree di Zone Economiche Speciali (ZES) integrate, dove e possibile, dalle Zone Economiche Ambientali (ZEA). Fondamentale per la crescita del disegno di legge l’apporto dei cittadini, riprendendo i principi della sussidiarietà orizzontale e della co-decisione e concertazione dell’agenda 21, principi declinati dalla modifica al Titolo V della Costituzione in materia concorrente Stato-Regione in tema di governo del territorio. Il nuovo Statuto storico della Regione Campania prevede all’art. 12 l’Iniziativa legislativa dei cittadini, degli enti locali, del Consiglio delle autonomie locali e del Consiglio regionale dell’economia e del lavoro al quale il disegno di legge intende ispirarsi per condividere un processo territoriale finalizzato alla definizione dei perimetri dei Territori interessati che attraverso l’azione programmatica della “Rete del Sapere e della conoscenza” può diventare il motore essenziale di una Campania che scommette sulle giovani generazioni.

Strutturazione della narrazione della storia e della antropologia in un unico soggetto gestionale che rende spendibile il Territorio rispetto ai grandi flussi del Turismo del Capitale Naturale e Culturale, (un modello di sviluppo esponenziale). Consumo di suolo zero. Centralità del tema rigenerativo nella Città consolidata. Nuovo patto Città/Campagna. Carta della Qualità Urbana. Un patto per l’Arte pubblica. Norme per l’eliminazione dei detrattori paesaggistici ed ambientali.

Dunque, una disciplina alimentata da un percorso partecipativo che vede protagonisti – anche con lo strumento del “Tour della Restanza” – associazioni, stakeholder e interlocutori dei singoli territori, capace di proteggere e promuovere la bellezza della Campania, preservando, tutelando e valorizzando le peculiarità delle diverse province che formano il “Mosaico Campania”, un insieme quanto mai affascinante ed eterogeneo di tessere di eccellenze delle identità culturali delle tante “Terre” che compongono la nostra regione.

Guardare alle comunità come entità aperte, dinamiche, in continua relazione reciproca, pronte allo scambio, all’interazione e all’innovazione è un approccio fondamentale se si vuole ragionare sul concetto di paesaggio in chiave antropologica: il paesaggio antropizzato non come luogo fisico semplice contenitore, ma spazio in continua costruzione sede di complesse relazioni interne ed esterne. L’antropologia contemporanea ha svolto un radicale lavoro critico su concetti come patria, identità e appartenenza, dimostrando come questi siano sempre delle finzioni culturali, inevitabilmente connesse a pratiche e strategie del potere. Ciò vale anche per il concetto di paesaggio e per la sua forte connessione con le dinamiche identitarie delle comunità, in una prospettiva che vede l’identità non più come una proprietà sostantiva, quasi naturale, di un gruppo sociale, ma come una sorta di “cantiere aperto” costantemente in costruzione.

Un investimento partecipato che non solo contribuirà a rilanciare l’economia e a sostenere lavoratori, imprese e le nuove forme di economia sostenibile sottese a questa nuova “Visione”, ma servirà anche “per chi decide di restare, rinunciando a recidere il legame con la propria terra e comunità d’origine non per rassegnazione, ma con un atteggiamento propositivo” e soprattutto più resiliente per diventare più forti e lungimiranti. Un disegno che intende accelerare la duplice transizione, verde e digitale, per assicurare che al centro della ripresa ci siano le persone.

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